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10 anni di dottorato ADAPT

Storia di un brain hub italiano 

 

È con piacere che vi comunichiamo la pubblicazione del bando di ammissione al prossimo ciclo del dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro promosso da ADAPT e Università degli Studi di Bergamo. Il bando, che prevede l’accesso di 44 candidati (28 con borsa e 7 con contratto di apprendistato di alta formazione) è reperibile al seguente link. Il termine di scadenza per la presentazione delle domande è previsto per il prossimo 30 giugno. Ci auguriamo grande adesione da parte di giovani di valore interessati ai temi del mercato del lavoro e del diritto delle relazioni industriali e a forme innovative di ricerca in collaborazione con imprese, operatori del mercato del lavoro e associazioni di rappresentanza del mondo del lavoro. Saremo grati a quanti ci aiuteranno a diffondere il bando e restiamo a disposizione di potenziali finanziatori con cui già ora, e ancor più nei prossimi mesi, iniziare a impostare una collaborazione per il prossimo ciclo.

 

ADAPT Brain Hub_rid

 

La pubblicazione di un bando così importante e impegnativo, non solo in termini finanziari ma anche progettuali ed educativo-formativi, è per noi di ADAPT una occasione di riflessione perché ci consente – e in un certo senso ci impone – un bilancio dei primi dieci anni di sperimentazione di una formula innovativa che ora entra a pieno regime, inquadrando il nostro dottorato come primo e crediamo anche unico esempio in Italia di percorso di alta formazione in quella modalità “duale” oggi tanto evocata quanto ancora poco praticata, contribuendo all’impegno che ci chiedeva il fondatore della nostra Scuola di promuovere il cambiamento attraverso un modo nuovo di fare Università e impegnandosi innanzitutto nel formare persone capaci di pensare e agire “diversamente” più che teorizzare riforme e rivoluzioni destinate a rimanere sui libri. Marco Biagi va dunque ora il nostro ringraziamento per averci trasmesso non solo tanta passione per i temi del lavoro e delle relazioni industriali ma, come abbiamo testimoniato lo scorso 19 marzo, anche un metodo che abbiamo cercato di applicare e sviluppare con coerenza rispetto alla idea progettuale iniziale senza tuttavia restare ancorati al passato ma anzi adeguandoci al mutamento del dato economico e normativo nel frattempo intervenuto.

I risultati di questa sperimentazione parlano da soli. Con questa Scuola abbiamo finanziato, in appena dieci anni, oltre 250 borse di studio e quasi 100 contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca, intercettando preziosi finanziamenti per la ricerca per oltre 10 milioni di euro, tutti confluiti in contratti, borse e assegni per i nostri giovani anche attraverso iniziative di fundraising alle quali hanno aderito non solo i nostri soci ma anche non pochi lettori del Bollettino ADAPT, che per questo ringraziamo. In questi anni abbiamo imparato a lavorare in modo davvero interdisciplinare e non semplicemente multidisciplinare, affrontando i complessi problemi del lavoro con gruppi dotati di adeguata massa critica, di robusti network internazionali e di tutte quelle competenze disciplinari (giuridiche, economiche, pedagogiche, linguistiche, organizzative, psicologiche, demografiche) che servono a dare risposte reali e sostenibili al cambiamento.

Guardando al lavoro fatto in questi dieci anni ci pare anche di avere fornito un contributo per costruire, ovviamente nel nostro piccolo, uno di quei preziosi brain hubs di cui parla Enrico Moretti, nel suo fortunato studio su La nuova geografia del lavoro, e di cui si è pure discusso recentemente a Trento, nel corso della ultima edizione del Festival della economia. Ringraziamo i grafici e i progettisti di ADAPT che sono bene riusciti, con una semplice immagine che trovate a questo link, a dare l’idea di quello che è oggi ADAPT, un hub della innovazione e della ricerca sui temi del mercato del lavoro e delle relazioni industriali che ha attirato talenti, innovatori, progettisti da tutta Italia (oltre 500 ragazzi se consideriamo anche la nostra fabbrica dei talenti e gli assegni di ricerca) e da diversi Paesi del mondo come Iran, India, Cina, Russia, Giappone, Stati Uniti d’America, Argentina, Brasile, Messico, Colombia, Perù, Cuba, Honduras, Marocco, Sudafrica, Congo, Etiopia, Namibia, Austria, Spagna, Francia.

In una fase storica in cui il diritto del lavoro e le relazioni industriali vivono una crisi profonda che ne vuole declamare la marginalità nella riflessione scientifica e nella prassi di tutti i giorni, ADAPT e la nostra Scuola sono state un crocevia per chi ancora crede nella centralità del lavoro e della persona nei processi economici e produttivi e per questo si impegna a fornire soluzioni pratiche per una svolta culturale e poi progettuale che ancora manca nel nostro Paese. Un bilancio dei primi dieci anni di sperimentazione (3 a Modena e poi 7 a Bergamo) di una formula innovativa della Scuola di ADAPT ci dice insomma che, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito alla creazione di quella moderna infrastruttura di idee progettuali e soprattutto di teste pensanti che servono a leggere e governare la (nuova) grande trasformazione del lavoro perché educate e formate in piena libertà e senza logiche di appartenenza alla comprensione del senso e all’applicazione di un metodo prima ancora che all’esercizio di mere competenze di mestiere. Il nostro hub ha voluto essere questo. Non una idea precostituita, non un progetto a tavolino, non ragazzi perfetti, ma la costruzione di una piattaforma aperta di cooperazione tra i vari attori del mondo del lavoro e della scuola che inevitabilmente dà luogo alla scoperta di vocazioni in tanti giovani impegnati nella costruzione del loro futuro e alla soddisfazione dei bisogni reali di quanti (i nostri soci, imprese, associazioni di impresa, sindacati, agenzie del lavoro, centri di ricerca, …) hanno accettato di partecipare da protagonisti alla nostra avventura contribuendo alla individuazione di nuovi progetti, al generoso finanziamento di borse di studio o alla sperimentazione di non facili ma certamente importanti percorsi di alto apprendistato sfuggendo alla tentazione di stage seriali che non creano poi valore e prospettive di crescita per nessuno.

Queste riflessioni, che certamente manifestano orgoglio e soddisfazione per il duro lavoro fatto in questi anni, non vogliono essere un momento di autocelebrazione che del resto sarebbe quanto mai inutile e inopportuno a fronte di numeri molto chiari. Semmai vogliono essere la testimonianza di un impegno educativo prima ancora che progettuale e formativo che ha comportato anche scelte difficili e, per taluni di noi, personalmente laceranti e tutte pagate (giustamente) sulla nostra pelle. Una testimonianza anche che la fedeltà a un impegno morale e a un progetto alla lunga paga se si agisce con onestà intellettuale e con metodo pur a fronte di tanti errori che, grazie al vostro aiuto, siamo riusciti a correggere facendone anzi terreno di crescita e piena maturazione.

 

Emmanuele Massagli
Presidente ADAPT
@EMassagli

Michele Tiraboschi
Coordinatore scientifico ADAPT
@Michele_ADAPT